Alla fine dell’800 un illustre cittadino bustocco, Enrico Dell’Acqua seppe affermarsi quale coraggioso pioniere dell’esportazione di prodotti tipicamente bustocchi, o bustesi, verso il continente americano.

Da questo fatto si dice tragga origine il famoso detto : “Bùsti, paes di luganeghiti” (Busto paese dei salamini) intendendo con tale termine tutta la catteristica produzione locale che il Dell’Acqua aveva saputo far apprezzare ai consumatori d’oltreoceano.

Dopo essersi distinto per diverso tempo sul mercato dell’esportazione (Svizzera, Francia, Malta e Danimarca) il Salumificio Bustese continua a proporre oggi antiche ricette e produzioni a volte rituali recuperate intatte da tradizioni sicuramente secolari.

Pregiate concie aromatiche di essenze naturali si sposano con suggestivi processi di asciugamento su bracieri di legna ardente in vecchie camere di maturazione conferendo così ai prodotti stagionati (salumi, coppe e pancette) preziose note volatili inconfondibili all’olfatto e al palato.

Ultime mani sapienti miscelano spezie naturali e pregiati infusi aromatici a vagliata salgemma di miniera per massaggiare naturalmente schiene di lardo stivate a maturare, al freddo e per oltre sei mesi, la propria straordinaria e dolce caratteristica.

Lonza al profumo di legna di faggio francese, muletta stagionata al mosto di uve autoctone, antica coppa legata a mano in cartapaglia, crema di crema di lardo in concia di semi di papavero e fiori di macis : sono solo alcune di quelle curiose, e sfiziose, proposte le cui origini forse si perdono nella storia dell’arte salumiera italiana.

Malcelata intenzione è quella di riportare sulla tavola di tutti i giorni un pizzico della storia della nostra gente attraverso i sapori più antichi, le più radicate e storiche tradizioni, oggi più che mai indiscutibile patrimonio delle nostre terre.

Così che gli abitanti dei paesi vicini ,durante le più svariate controversie campanilistiche, possano continuare ancora a lungo ad apostrofare i cittadini bustocchi con la frase un tantino irriverente e canzonatoria “ Lùganighin da chi da Bùsti !”

E a nessuno spiacerà se ancora il capotreno, come nella nuova stazione di Busto dal 1920, continuerà a gridare a gran voce “ Busti , fermada da Bùsti, paes di Lùganeghiti!”